Colori e inchiostro

Buon Soledì a tutte e a tutti!

Nei precedenti post si è parlato di arte e pitture rupestri, di terre e argille, di segni e disegni.

Come non chiedersi qualcosa sui colori… ovvero sui pigmenti che rendono visibili e vivide le immagini della nostra fantasia?

Al principio c’era solo il nero… forse no. C’era anche il rosso, il verde, il bruno, il bianco, il giallo… colori naturali, presi dall’ambiente circostante: minerale, animale e vegetale.

Dalla terra ci sono le polveri dalle tante sfumature di colori bruni, gialli e rossi: sono le ocre con presenza di pigmenti inorganici ricavati da minerali come la limonite nell’ocra gialla e l’ematite nell’ocra rossa.

 

Pittura su tavola con terre naturali e resine.

 

Mi fanno pensare ai colori che doveva avere il nostro pianeta quando era più simile a un frammento di materia staccato dal Sole.

Ci sono anche il bianco e il nero ricavati dal calcare e dal carbone e altri chiamati ossidi, estratti dai metalli… i colori si trasformano attraverso processi chimici e diventano surreali, alieni.

 

Ceramiche raku decorate con ossidi

 

Altri pigmenti si definiscono organici poiché hanno una derivazione animale come il rosso porpora, derivato da un mollusco o il nero di seppia.

Altri sono di derivazione vegetale… nello specifico, ecco i colori che nelle diverse sfumature e intensità si possono ricavare dalle piante, ricordando che non saranno mai uguali e il loro effetto sarà sempre unico.

  • gialli e arancioni: cipolla gialla, zafferano, curcuma, calendula, tagete.
  • verdi: spinaci, ortica, menta, foglie di carciofo.
  • blu: guado, cavolo rosso più bicarbonato, mirtillo, uva.
  • viola: cavolo viola, malva nera, mora, sambuco.
  • rossi e rosa: karkadè, papavero, cipolla rossa, barbabietola, melagrana, vino.
  • marroni: caffè, tè nero, mallo di noce.

 

Esempi di tintura su stoffa estratti dal cavolo viola, dalle foglie di carciofo e dalle bucce delle cipolle rosse e gialle.

 

Il colore si può estrarre con l’acqua o con l’alcool se non è idrosolubile. Talvolta è sufficiente sminuzzare o pestare la pianta, altre volte va fatta bollire per rendere la tonalità più intensa. Se si vuole tingere un tessuto o dei filati, occorre prima immergerli per almeno un’ora in una soluzione a base di sale o aceto che rende le fibre più ricettive al bagno di colore. Si chiama mordente e garantisce una buona riuscita della tintura.

Per realizzare invece dei colori adatti alla pittura, al pigmento estratto va aggiunto un legante, come può essere l’uovo, del grasso o delle resine.

 

 

Oltre alle terre e ai colori vegetali, per la pittura su carta mi sono interessata ai diversi tipi di nero, concentrandomi sugli inchiostri. Mi sono lasciata guidare dai maestri medievali e rinascimentali sia per la scrittura sia per l’esecuzione di schizzi o bozzetti artistici. Il celebre Leonardo Da Vinci per esempio utilizzava un inchiostro naturale derivato dalle galle di quercia. Le galle mi hanno sempre incuriosito, forse per loro leggerezza e rotondità.

 

 

La galla è un’escrescenza creata da un insetto parassita che si forma sui rami delle piante per proteggere e nutrire la larva di imenottero che una volta sviluppata, scava una galleria ed esce dal rigonfiamento. Le ho raccolte tra i boschi di quercia in Abruzzo, mia terra materna, iniziando un po’ per gioco poi sempre più pazientemente fino ad arrivare ad una quantità sufficiente.

Questi sono gli ingredienti e le quantità divise in parti di peso per autoprodurre un pigmento che prende il nome di inchiostro ferrogallico:

  • Galle, 3 parti
  • Acqua, 30 parti
  • Solfato di ferro, 2 parti
  • Gomma arabica, 1 parte

 

 

Ho sminuzzato le galle in un mortaio e ho atteso che piovesse poiché l’acqua del rubinetto avrebbe alterato con il cloro la naturale colorazione.

 

 

Dopo alcune settimane, ho fatto reagire i tannini presenti nelle galle con del solfato ferroso e il liquido, da bruno, è diventato nero con riflessi che viravano sul blu.

Ho scaldato la mistura per aggiungere e sciogliere la gomma arabica, una resina che si ricava dagli alberi di acacia, per dare consistenza al liquido e stabilità ai pigmenti.

 

 

Al termine di questi procedimenti, ho filtrato il tutto ottenendo l’inchiostro ferrogallico.

 

 

L’esperienza di dipingere con questo colore è davvero insolita: sembra vivo, in fermentazione e in trasformazione continua.

Talvolta mi chiedo se l’intenzione è di controllare maggiormente le componenti per realizzare le mie opere o se, al contrario, è per farle fuggire dalla standardizzazione delle produzioni meccaniche che tolgono la sana incertezza ai processi creativi.

Creare con i colori naturali mi fa sentire ancor di più in armonia e in relazione con l’ambiente intorno a me…

l’imprevedibilità e l’unicità sono elementi costanti della vita.

 

 

Letture consigliate:   Sasha Duerr, Tinture naturali (2015)      e    Helena Arendt, Facciamo i colori (2013)

Attività consigliata: vi invito a provare le radici, i fiori e le foglie di tutte le varietà vegetali che vi incuriosiscono. Potrete scoprire pigmenti adatti a colorare e tingere dalla carta alla stoffa… anche quelle che sembrano erbacce possono custodire invece tesori segreti anche per la salute.

 

Disegni, foto e opere di Daniela Bordoni

 

 

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