Eccoci dove ci eravamo lasciati… ai colori e alle tinture.
E parlando di piante, mi soffermo a pensare alla grandiosa risorsa che sono.
Penso a quando sono semi, fiori o frutti ma anche nella loro struttura portante… e non solo per il legno ma anche per le fibre di cui sono composte. Proprio per questa caratteristica, alcune varietà sono state impiegate nella realizzazione di filati che occorrono poi a creare i tessuti.

Nelle culture del Mediterraneo si coltivava soprattutto il lino. In Italia la canapa ha avuto grandissimo impiego, risorsa ritrovata insieme alle fibre semplici dell’ortica, del bambù e dell’agave. I singoli filamenti si allineano e si torcono su se stessi per rendere il filo resistente e lunghissimo.

Come sarà nata l’idea dell’intreccio?
Forse avrà preso corpo tra le dita dei bambini giocando tra l’erba o tra le mani delle donne mentre intrecciavano i capelli o tra le braccia degli uomini per legare a sé qualcosa. Avranno così iniziato a creare corde, lacci, cinture e a poco a poco si è arrivati a ricoprire l’intero corpo e non solo. Il concetto di abito, (da habitus, habere) si estende all’abitazione e a tutte le cose che ci appartengono.
Infatti, tanti oggetti presenti nella nostra quotidianità sono costituiti dalle fibre intrecciate, annodate, lavorate, tessute e cucite .

Quest’arte si è affinata selezionando le materie prime, capaci di isolare e scaldare d’inverno o proteggere e rinfrescare d’estate.
Già da tempi molto antichi hanno preso forma un insieme di saperi intorno all’arte della filatura e della tessitura.
Sono conoscenze che vanno dalla coltivazione e lavorazione della fibra fino alla realizzazione del tessuto attraverso vari tipi di telai.

La fibra tessile, che sia essa animale o vegetale, va tagliata, pulita e pettinata.
Quando è libera e pulita, si posiziona nella rocca, anche detta conocchia, una specie di bastone su cui si annidano le fibre da filare.

Con le dita, si dipanano i sottili filamenti e si agganciano al fuso, che gira come una trottola sospesa in aria ed estende ed avvolge il filo su se stesso.

Dal caos, le fibre si ordinano e si legano per avvolgere un filo che intrecciato crea una trama e un tela.


Molti termini di uso comune rimandano alla filatura: si parla di filo da torcere, di filo logico o del discorso, di un filo di voce o di speranza, un filo di acqua o di erba.
Il filo collega tutti gli stati dell’esistenza.
Dal filo verticale si ricava l’ordito, il filo della trama è orizzontale e dall’incrocio dei due nasce il tessuto.
Ogni tessuto somiglia ad un testo: l’ordito rappresenta le regole mentre la trama è la narrazione. Possiamo così vedere la tessitura come una forma di scrittura e, nel tempo, crescere lentamente il discorso.
Nel corpo umano, le cellule si aggregano in modo ordinato e formano i tessuti… muscolare, nervoso, connettivo… il tessuto ha bisogno di tempo e dà struttura al nostro essere. Anche nell’ambito delle relazioni, si dice tessuto sociale per comprendere i legami che ci uniscono.
La tessitura è sempre stata metafora della vita, l’intreccio di anime e corpi.
Per realizzare il mio primo arazzo ho impiegato due anni, un lungo tempo di costante lavoro davanti al telaio, maneggiando fili e spolette e nel gesto ripetitivo, ho ritrovato il ritmo del tempo.
La stoffa ci restituisce sicurezza, protezione e identità poiché la scelta delle fibre, le caratteristiche dei fili, le loro trame, intrecci e colori ci raccontano molto di chi li crea e li indossa.
Al prossimo Soledì!
Attività consigliata: osservate da vicino i vostri abiti. Con una lente, guardate l’intreccio dei fili… sapete distinguere le differenti tipologie? Ci avevate mai fatto caso? Sono la vostra seconda pelle.
Letture consigliate: Luciano Ghersi, “L’essere e il tessere” (1996)
