Insegnare a tessere

Appena ho aperto il cassetto della tessitura, sono rimasta con tante parole nella mente, un groviglio di esperienze, emozioni, riflessioni che vorrei dipanare con cura, come quando sistemo i miei fili, gomitoli e matasse. Non si può affrontare con poche frasi tutto il mondo che ruota attorno all’arte dell’intreccio, consapevole che il mio intento non sarà scrivere un saggio o un manuale quanto offrire spunti pratici partendo dai miei percorsi esperienziali.

Proprio da questo punto di vista, sento che accompagnare alla scoperta di questi gesti, non è cosa scontata, come non è detto che qualunque sapere sia equivalente a saperlo insegnare.

Nei momenti in cui mi sono sperimentata in questi tentativi, mi sono stupita per la versatilità che la tessitura ricopre in vari ambiti.

Prima però di interpretare e astrarre azioni e concetti, occorre partire dalla tecnica, sentirla e comprenderla in tutte le fasi.

 

 

Si conoscono i tipi di fibre, di strumenti e di tessuti e poi ci si avvicina al gesto tecnico.

Si parte dal telaio, che si può costruire con delle assi di legno ma anche con una scatola di cartone. Si montano i fili dell’ordito, che saranno tutti della stessa lunghezza e di cotone, perché è una fibra più rigida e resistente.

 

 

Si pensa poi al filo di trama, che va arrotolato nella spoletta. Anche questa si può autocostruire con del cartone, del legno o della plastica da riciclo. La spoletta si immerge ed emerge tra i fili di ordito, come un delfino tra le onde del mare, poi con una capriola torna indietro e continua a danzare. In questo percorso, cresce il tessuto e sta alla bravura del tessitore fare i passaggi regolari, con la giusta misura del filo, che non stringa il tessuto al centro come una clessidra o lo gonfi come un otre.

 

 

Questo esercizio può essere svolto all’aperto, seduti a terra, conversando e prendendosi il giusto tempo, senza fretta.

 

 

Il dono più grande che vi farà la tessitura, sarà il vostro tempo. Lo sentirete trascorrere a ogni gesto, lo assaporerete con pazienza perché quando avrete finito, il più bello sarà passato.

Un modo per imparare, è passare attraverso l’esperienza corporea ovvero eseguire i passaggi e i movimenti… non solo con la mente che guida le mani ma immergendoci totalmente nell’azione.

Ho sperimentato con i bambini l’esecuzione di una tessitura gigante, in cui tutti i partecipanti erano parte di un grande telaio umano.

I bambini si siedono accanto in due schieramenti, uno di fronte l’altro e tengono delle lunghe fettucce di cotone. Questi fili rappresentano l’ordito. Un lato rappresenta la base del telaio e resterà a terra. L’altro schieramento si alzerà in modo alternato: all’andata solo i fili pari e al ritorno solo i dispari. Nel mezzo del varco che si creerà, ci sarà il passaggio della grande spoletta.

 

 

Dopo questa esperienza, che fa comprendere come si intrecciano in modo ordinato i fili di un tessuto, seguendo tutti dei movimenti coordinati e alternando i compiti e le postazioni, ciascun bambino e bambina potrà eseguirlo con più facilità sul proprio telaio.

Quando i partecipanti sono più piccoli, ho sperimentato un cerchio di mamme con i loro pargoli in grembo. Con un ritmo di musica, canto o semplici parole, si lancia un grande gomitolo di fettuccia a qualsiasi persona si voglia nel cerchio. Chi lo riceve, trattiene il filo e rilancia la palla a qualcun’altra. Quando termina il filato, si osserverà una grande ragnatela, un acchiappa-sogni casuale creato nel gioco.

Si stabiliscono legami che il filo unisce ma anche intrecci e geometrie impreviste, un caos che non ha senso ordinare.

 

“Collective strings” di Karoline H. Larsen per il Capodanno di Roma 2019

 

In un’altra attività rivolta alle donne in gravidanza, abbiamo sperimentato la costruzione del tessuto della vita, metafora del corpo fisico ma anche delle qualità e capacità della mamma quando nasce anche lei insieme alla sua creatura.

 

 

All’apposizione di ogni filo, corrisponde una  descrizione poetica dell’elemento che rappresenta, che sia etereo o fisico, concettuale o materiale. Viene così a crearsi una composizione mista di filamenti che raccolgono insieme tutti i racconti e le emozioni evocate.

 

 

Dopo aver tessuto, cosa resta? Un pezzetto di tela, dei fili intrecciati che ancora raccontano quel gesto. Lo puoi leggere come un libro. Dipende da come lo hai scritto. Parla di un tempo che crea uno spazio.

Dal ritmo e dal gesto ripetitivo cresce la trama, dall’abilità nasce l’arte.

Al prossimo soledì!

 

Lettura consigliata: Penny Walsh, “Spinning, Dyeing & Weaving”, (2009)
Video consigliato: Documentario su una performance realizzata da Maria Lai a Ulassai in Sardegna (1981) 

L’artista Maria Lai ha espresso la metafora della tessitura come intreccio di legami nella comunità sarda di Ulassai, facendo dipanare e intrecciare a tutti i suoi abitanti dei rotoli di fettuccia azzurra e facendoli passare dalle piazze, tra le strade, nelle case, fino alla montagna.

Un’esperienza unica, che ha fatto emergere il vissuto di tutti i partecipanti, esempio concreto del tessuto sociale di cui fanno parte.

 

 

Foto, disegni, opere e laboratori di Daniela Bordoni

 

4 commenti

  1. Grazie Daniela per avermi ricordato questa esperienza. E’ stato meraviglioso, tessere con i nostri bambini fili di vita, unione e significato. Dopo diversi anni, abbiamo ancora la nostra tela, che ci ricorda quanto siamo uniti. ❤️

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