Legami

Buon Soledì, care e cari!

Dopo avervi parlato in modo generale su alcuni aspetti dell’arte della tessitura, finalmente mi sento di entrare nel particolare, descrivendovi la mia prima esperienza.

L’arazzo che mi ha accompagnato per due lunghi anni, si chiama “Legami”.

L’ho realizzato frequentando tutti i pomeriggi le lezioni presso la Scuola di Arti Grafiche e Ornamentali del Comune di Roma sotto la guida del maestro architetto Massimo Ridolfi, personaggio estroso e modesto seppur molto preparato.

Questo è stato solo un primo disegno.

 

 

Poi ho ragionato in termini di misure e dimensioni.

 

 

Tutte noi allieve avevamo a disposizione dei grandi telai di legno con grandi subbi cilindrici per avvolgerci la tela tessuta.

Per l’arazzo, rispetto alla tessitura tradizionale, si utilizza un telaio verticale e il prodotto finito sarà ugualmente posto in verticale, sulla parete.

L’arazzo può essere considerato una pittura con la lana.

Prima di tutto, occorre preparare i fili di ordito, lunghi e numerosi se si vuole fare una “pittura” dettagliata. Saranno poi tesi tutti allo stesso modo e annodati.

Davanti a questa grande arpa, finalmente si può iniziare a passare il filo di trama.

Si procede per zone o con andamento bustrofedico, ovvero come il movimento dei buoi quando arano un terreno.

 

 

L’effetto sarà di una superficie liscia, ma si possono anche annodare i fili ed avere un risultato tipo tappeto, oppure si possono unire per miscelare il colore.

 

 

Ve li potrei nominare tutti i protagonisti di questa composizione. Immaginate le sue dimensioni: un metro di altezza per un metro e mezzo di larghezza. Un bravo arazziere, in 5 ore di lavoro, riesce a tessere la superficie di un palmo della mano.

 

 

Con ognuno di questi personaggi mi sono quindi soffermata per diverso tempo: una zona dello sfondo, un particolare del viso o della persona, l’abbigliamento.

Non per follia li ho nominati ma per instaurare un legame e capire cosa mi potessero dire di me stessa.

C’è Oscar:

 

Olivia:

 

Olga e Flora:

 

Matilde e Vito:

 

Ho scelto delle identità definite all’interno di una visione più ampia… anche in termini di esecuzione.

Ogni volta che terminavo un personaggio, vedevo il lavoro parzialmente concluso.

 

 

Nella lenta azione della tessitura, ho rappresentato la costruzione dei legami: qualcosa a cui diamo forma, particolari che cambiano la visione d’insieme.

Si crea una relazione che è qualcosa che dona l’identità.

Saremmo qualcosa di indefinito senza altro da noi con cui confrontarci, qualcuno che ci fa provare emozioni e sentire quel che siamo.

Perché siamo nel dialogo con l’altro… le identità, da sole, sono costruzioni teoriche, feticci, la vita è nella relazione.

E nel mio arazzo ci sono anche io:

 

 

È una spirale: un elemento che compenetra, si adatta, differente già al suo interno, fatta di sfumature diverse. L’ho realizzato con la tecnica dell’annodato e si percepisce anche a livello tattile.

È un tentativo di conoscenza.

Gli altri sembrano definiti nei loro aspetti… forse è solo un’apparenza, quella che ognuno di noi pensa soggettivamente dell’altro.

Ogni forma però rimanda ad un aspetto di se stessi e, a seconda di come ci risuona, potremmo capire molto di chi siamo.

Nel mio arazzo, gli specchi sono vari:

donne e uomini, bambini e vecchi, di altre culture, parti del nostro corpo… come mi rapporto a queste identità?

Nel momento del costruire, capisco qualcosa dei miei legami.

 

 

Da sola, fine a me stessa, non saprei chi io sia.

 

Lettura consigliata: Marc Augé, Il senso degli altri (1995)
Disegni, foto e opera di Daniela Bordoni

 

2 commenti

  1. L’intreccio.. che crea legami in noi stessi e li fonde con fili di ordito in legami con gli altri, con il mondo… in una lenta, infinita tessitura. E’ un’arte meravigliosa, paziente, che si crea cercando i giusto tempi, i “nostri tempi”. Grazie Daniela, per avercelo ricordato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *